Osvaldo Alemanno (Copertino, Lecce, 25 marzo 1932), tenore.
Esordisce nel 1959 al teatro La Fenice di Venezia nell’opera “Le nozze di Teti e Peleo“ di Francesco Cavalli e successivamente nell’ “Assassinio nella cattedrale” di Ildebrando Pizzetti, facendosi poi applaudire in vari teatri italiani come il massimo di Palermo, il comunale di Bologna e il lirico di Cagliari.
A partire dal 1960, prosegue la carriera all’estero e in special modo in Germania, nei teatri di Würzburg, Wuppertal, Stoccarda e Colonia, dove si specializza nel repertorio lirico drammatico.
Nel 1968, scritturato dal maestro Herbert von Karajan, debutta al festival di Salisburgo nell’opera “Rappresentazione di anima e di corpo” di Emilio De’ Cavalieri. Tra le sue interpretazioni ricordiamo: “I racconti di Hoffmann”, “La forza del destino”, “La Boheme”, “Tosca”, “Cavalleria rusticana”, “Boris Godunov (Dimitri)”, “Eugenio Onegin (Lenski)”, “Rusalka”, “La messa glagolitica” di Leós Janàček (in lingua originale), etc.
Passa inoltre dalla televisione tedesca (Hessische Rundfunk) alla italiana RAI, dove nell’aprile del 1971, durante la registrazione di un concerto, gli accade un grave incidente che sfortunatamente mette fine alla sua carriera.
In seguito insegna canto al conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste e al conservatorio Agostino Steffani di Castelfranco Veneto. Tiene masterclass di canto a Caracas e a San Paolo del Brasile e collabora attivamente con Mario Del Monaco, assieme al quale tiene corsi di perfezionamento di canto a villa Manin di Passariano (Udine) e a cui dedica diverse iniziative, fra cui l’ideazione di un concorso per giovani cantanti lirici e un libro biografico.
Registrazioni tratte da un concerto operistico della Rai di Milano del 1971, diretto dal maestro Tito Petralia. La romanza della Luisa Miller “Quando le sere al placido“ fa parte invece di un concerto operistico televisivo del 1965. Seguiva il quartetto del Rigoletto dove canto il ruolo del duca di Mantova.

«Ho rivissuto avvenimenti bellissimi, ma anche molto tristi, e il cuore, che spesso si è rallegrato, a volte ha avuto una stretta dolorosissima. Ora il libro è finito, la mia vita è tutta qua, in queste pagine piene di accadimenti di ogni genere.»
